Tre volte muterai anzi che giunga
E più volte e più nell’imo
Quante volte udita
D’estate quante volte in riva a ‘l mare
Odi gracidío di corvi
Mentre nube di corvi
Mentre le rose
Mentre la luna è prossima a le soglie
Vedeva a’ fonti scendere teocrito
S’ei districava il piè dall’erba acquatica
Come s’ei fosse lacero da zanne
Rimanete vi prego rimanete
Rimanete
Questa mattina diversamente dal solito, la prima cosa che ho fatto non è stato accendere il monitor del mio PC.
Anzi, per essere esatti ho scelto un modo totalmente differente di iniziare la giornata, un po? per snobbare me stesso, come a ridicolizzare il nerd che è in me.
Così per tutta la mattina il mio computer rimase a rimuginare in una muta solitudine mentre io mi dedicavo ad un decadentissimo bagno caldo, con bicchiere di wisckey e Pink Floyd.
Ho trascorso un’ora a telefono discutendo di questioni prive d’ogni interesse con una mia amica, impenitente frequentatrice di IRC.
Quando mi sono deciso ad accendere il monitor e controllare i progressi era ormai tardi.
Un necrologio campeggiava a tutto schermo, quello che potevo fare era leggere la razza dell’infame uccisore, un drago multicolore, del mio fedele borg.
Era iniziato poco più d’un mese fa.
Un gioco di ruolo su computer, Angband, molto, molto interessante tanto per la complessità del gioco, quanto per la grafica fatta di soli caratteri ASCII.
Un susseguirsi di partite, con conseguente susseguirsi di morti.
Un programma che gioca ad Angband con un suo personaggio, un borg, e può essere utilizzato come screen saver.
Iniziale disinteresse per questo borg, un elfo necromante, che si aggira per i lunghi dungeon mentre io non tocco il computer per qualche tempo.
Nella prima settimana il programma ha una esecuzione tormentata, come ogni screen saver fa il suo lavoro senza che lo si degni del minimo interesse; poi una volta mi soffermo a guardare la situazione, e quasi con stupore mi accorgo che è arrivato quasi dove sono arrivato io. Ma poi tocco il mouse a ritorno al mio lavoro senza curarmi del combattimento che in quel momento l’elfo, Fistandantilus, si preparava ad affrontare.
Il borg è entrato a far parte della mia vita, il computer perennemente acceso per far vivere Fistandantilus, ore, spesso, passate di fronte al monitor a girare i pollici e vederlo scendere in dungeon sempre più pericolosi, a diventare sempre più forte.
Ogni mattina mi alzavo e guardavo i progressi della notte, mentre lui, ignaro del mio tempo, era in città a riposare o nei labirinti alla ricerca di altri mostri e nuovi tesori.
Questa mattina per chissà quale ragione ho voluto dimenticarmi di lui, ed ecco a cosa ha portato abbandonare gli amici: è morto senza che io potessi aiutarlo, senza neppure una mia parola di conforto od un addio.