C’era una volta un rondinotto che volava spensierato, nel cielo azzurro della primavera. Volare e mangiare erano le sue uniche occupazioni; di tanto in tanto si chiedeva se forse dovesse, o potesse, fare qualcosa di meglio o di più importante, ma dopo essersi fermato qualche attimo a riflettere, con le zampette attaccate al ramo d’un albero, concludeva che era solo un rondinotto e con un sonoro cinguettio spiccava nuovamente il volo.
Volava, volava, volava l’allegro rondinotto alla ricerca di un altro bocconcino, era un gran mangione il rondinotto, sebbene tanto volare lo mantenesse in linea. Notò poco distante una casina ed una bimba che tranquilla buttava via dalla tovaglia le briciole.
Subito il rondinotto si diresse verso la casa per poter mangiare i pezzetti di pane. Così in meno di un secondo l’uccellino era nel cortile a beccare i bruscolini, la bambina, in silenzio per non spaventare il commensale, rimase lì contenta e sorridente della strana visita.
Passavano i giorni e il rondinotto continuava a godersi il cielo ed il sole che ormai scottava d’estate. Ogni tanto tornava alla casina con la bimba tanto gentile e se trovava qualche briciola si fermava contento a mangiare. Dopo qualche giorno, forse perché sebbene fosse solo un rondinotto voleva sembrare educato, per ringraziare la bimba del lauto pasto le cinguettò un motivetto allegro. Alla bimba, sentendo l’uccellino cantare, subito le si illuminarono gli occhi, e tutta felice gli sorrise.
I giorni diventavano settimane e il rondinotto continuava a cercare la bimba, e man mano che il tempo passava scopriva di essersi un pochino affezionato a questa bambina simpatica. Ogni volta che volava da lei sentiva una strana sensazione nella pancia, ma cosa fosse proprio non sapeva spiegarselo: non era di certo la fame, quel genere di sensazione la conosceva bene lui!
In oltre quando, dopo averle cinguettato attorno per un po’ ed essersi fatto sorridere o accarezzare con un dito la testa, volava via si sentiva tutto scombussolato e cercava di volare alto alto alto fin quasi a parlare alle nuvole.
Si chiedeva cosa significasse quel mal di pancia e se magari anche la bimba fosse un po’ affezionata a lui, ma non aveva modo di chiederglielo: così invece di crucciarsene si limitava a mangiare un po’ di pane e cinguettarle un po’ accanto prima di volarsene via. Dopo tutto era solo un rondinotto.
Poi arrivò settembre, cominciava a fare freddo, e il rondinotto decise che era ora di volarsene via per un paese più caldo. Si sentiva un pochino triste a dover abbandonare qui la bimba, ma poi pensava che lei è una bambina e lui un rondinotto. Così prima di partire per andare lontano lontano, decise di andare a trovare l’amichetta un’ultima volta per salutarla.
Trovò la bimba nel giardino della casetta intenta a sbatacchiare al vento la tovaglia, lui le cinguettò accanto e lei gli parlò. E non si capirono.
Allora l’uccellino, sebbene fosse solo un rondinotto, pensò l’unica cosa carina che potesse fare: saltò sulla manina di lei, prese una delle sue penne da un’ala e la posò su quel palmo che a lui sembrava tanto grande. Poi il rondinotto volò via. Avrebbe volato lontano lontano e sarebbe rimasto lì tanto tanto tempo, chissà che sorprese avrebbe avuto in un viaggio così lungo. Era un po’ triste il rondinotto per aver lasciato la bimba, ma a questa nuova avventura non poteva sottrarsi: era un rondinotto!
rilassante questa favoletta,mi rivedo tanto nei gesti della bimba!