Quel che ho sempre creduto, sin da adolescente, era che fossi artefice del mio destino; esattamente come volevano farci credere gli intellettuali illuministi.
Oggi, ogni giorno, mi domando come -o se- ricucire un rapporto ormai logoro: mi domando cosa possa aver sbagliato, come chiedere scusa, come ricominciare. Oggi, come ieri per la partenza della Ninfa, non ho sollievo invocando la mala sorte, piuttosto mi accuso di scelte sconsiderate; oggi, come ieri, non vi è alcuna scelta sconsiderata che è causa dei miei mali e a cui porre rimedio. D’altronde accettarlo non è facile quando per anni si è creduto alla favola homo faber fortunae suae.
Alle volte mi domando se i miei pensieri, la mia ricerca d’una colpa, non siano simili a quelli d’un prigioniero che si sforza in ogni modo di compiacere il suo aguzzino: in realtà le angherie che quello subisce dipendono solo dal sadismo di questo. E’ ovvio che esagero perchè la situazione non è analoga: sono privilegiato nonostante la sfortuna che sto conoscendo oggi. Certamente non dissolverebbe i nuvoloni, ma forse mi permetterebbe d’avere un ombrello nella tempesta: accettare i meschini dispetti che mi vengono tesi. Infondo è cosa da niente.
E’ cosa da niente. Tanti bocconi amari già li ho mandati giù, perchè ho scoperto che accettare dei compromessi alle volte vuol dire avere coraggio. Purtroppo questa volta non è così: come disse un grande attore napoletano,
Diventiamo noi stessi cos’e niente a furia di dire sempre: E’ cos’i niente