La serata inizia con una visita all’ipermercato qualche minuto prima chiuda per l’acquisto di bevande alcooliche; qualche discussione sulle preferenze del giorno, ma alla fine son sempre alcuni litri di vino od un paio di bottiglie di Brandy. Poi beviamo con calma, spesso in macchina, chiacchierando, aspettando che la sera si faccia tarda ed i locali abiutuali si riempino.
La Zenith mi affascina. E’ l’unica presenza che emetta suoni vitali in quelle ore notturne, fra aule e studi ed uffici deserti: un gruppetto sulla porta, poi si scendono le scale; dai bagni fino al bar, la densità di gente inizia ad aumentare. Mi separo dagli amici, ognuno se ne va fra il bar e la sala concerti ad incontrare chi conosce: dopo qualche minuto siamo di nuovo insieme ad ordinare da bere. Non abbiamo più molto da dire, nè tanta voglia di parlare, mentre accanto a noi, o proprio a noi, accadono fatti: sempre un po’ ubriachi questi ci scivolano addosso.
C’è qualche bella donna, ce ne sono moltissime che vorrebbero esserlo, alcune sono in caccia di sesso, altre in cerca d’un marito, altre ancora sono lì solo per ballare. Ci sono ragazzini imbranati e borgatari da mezza tacca, frikkettoni e metallari, figli di papà col portafogli gonfio: in concetrazioni diverse, dipendentemente dalla serata. C’è molto fumo nell’aria, ci sono scaffali con libri che nessuno ha mai aperto, c’è un manichino di donna. C’è voglia di sregolatezza: alcuni credono che sia divertimento… Di certo c’è il volume della musica alto.
Amo starmene ad osservare con un bicchiere in mano, mentre tutto ciò che è intorno a me mi coccola amorevolmente. Eppure il tempo speso ad ubriacarsi è tempo rubato al giorno dopo, quando ci si sveglia troppo tardi, con la testa che ancora gira e la giornata e spesa per tornare in forma.