Che in una favola i semi siano tutt’altro che innocui lo si sa sin da bambini! Il Satiro passa una notte terribile completamente avvolto da dolori e paure; urla, si spoglia, e perde la sua identità, si contorce fra gli spasmi, esce di casa e vi rientra, sveglia chi dorme con lui, prega di non morire… poi sopraggiunge l’alba e poco alla volta il Satiro riacquista coscenza. Vede il posacenere zeppo di sabbia del deserto e ricorda le gioie sregolate della sera: immagina una similitudine fra questi e l’oro delle fate che, il mattino dopo, è mutato in foglie secche.
I giovani arabi che vivono la casa accolgono il Satiro come un fratello e da
arabo questo si comporta: si mette a disposizione per i lavori della giornata, va far la spesa in città, aiuta la gestione della piccola agenzia di viaggi. Avrebbe da imparare tantissimo ma la fatica del viaggio si assomma a quella dell’ultima notte e dopo un lauto pranzo il Satiro vorrebbe solo riposare. Eppure questo semplice desiderio non è facile da realizzare: il compagno del Satiro proprio non riesce a starsene tranquillo e continuamente domanda se forse non si vorrebbe fare questo o quello impedendo al Satiro di rilassarsi. Infatti, quando nel tardo pomeriggio si riparte per il deserto, questo vede nemici sia in Muassif che nell’altro giovane arabo che li guida fra le dune… forse dubita persino del suo compagno.
Eppure proprio il compagno del Satiro in quella situazione tiene incollata la compagnia, impedisce al Satiro di crollare, gli regala un amuleto ed un nome; tutti insieme piantano la tenda per la notte. Quei momenti sono pieni di stelle ed un piccolo falò scalda i quattro pellegrini: si chiacchiera un po’, ci si scambia insegnamenti. Il Satiro come sempre è pieno di domande e Muassif soddisfa le sue curiosità sull’ospitalità marocchina; quando poi il Satiro s’interroga sul deserto Muassif semplicemente lo invita a visitarlo, ad andare in cerca dei cammelli che, intanto, s’erano allontanati. Dal canto suo il Satiro racconta della sua professione ed intuisce, superficialmente, la stima ed il rispetto che ciascuno ha nei confronti dei dottori; sia Muassif, sia l’altro giovane arabo sono impressionati dal fatto che il Satiro insegni a classi di cento persone ed, allo stesso tempo, si sentono onorati che in quel momento il Satiro parli a loro esclusivo vantaggio: se ogni per ogni favore se ne può chiedere un’altro in cambio allora il Satiro è più ricco d’ogni pasha!
Poi viene il tempo del sonno ma come accade da prima che il viaggio inzi, la notte è quasi del tutto insonne per il Satiro che, poco prima dell’alba, è nuovamente aggredito da mille dubbi: il deserto, però, lo ha tanto corroborato da fargli liquidare le sue paure con un semplice Io so chi sono. Anche Muassif si sveglia e lungamente discorre col Satiro, gli racconta delle sue esperienze colle donne e col deserto, gli chiede della famiglia; si complimenta col Satiro per molte delle sue abilità ma gli rimprovera di comportarsi come un bambino quando presta troppa attenzione ai segni… eppure Muassif non avrebbe dovuto sapere dei segni che il Satiro vede… eppure Muassif è visibilmente colpito da molti disegni che compaiono in Peter Pan, sembra riconosca TicTac e i bimbi sperduti e, sembra, li trovi così interessanti da mostrarli all’altro arabo… La colazione, quel mattino, ha un gusto tutto speciale. Muassif mescola il the fra i bicchieri e la teiera innumerevoli volte: come si può non vedere un segno del genere? Sebbene diversa in ogni luogo esiste sempre una cerimonia del the: non era affatto così che fino a quel momento il Satiro l’aveva vista in Marocco! Specie se lo stesso Muassif asserisce di sapere esattamente cosa sta andando a combinare.

Finalmente, dopo giorni di attesa, il deserto si apre sullo sguardo del Satiro.
La natura lo abbraccia possente. In una lunga e solitaria passeggiata il Satiro osserva le piante, gli animali che le mangiano, gli escrementi di questi che rendono fertile il terreno. Piccoli insetti, piccoli semi, l’acqua che impasta la sabbia, qualche falò passato, tracce di animali… il ciclo della vita gli appare tutt’insieme, immenso ed immensamente fragile: al Satiro sembra quasi di poter toccare ogni piccolo segreto del corpo di Madre Natura. Teme per ogni mozzicone di sigaretta che i compagni vorrebbero abbandonare, si strugge al pensiero di quanto la contraccezione sia innaturale. E’ la fine del viaggio: da qui in poi c’è solo il delirio.

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