L’ultimo tratto di strada prima del deserto è per il Satiro il più difficile perchè tutta la realtà gli balla intorno, solida come gelatina: molte lingue s’intrecciano, tante che non gli è mai chiaro se ciò che intende sia un suono di un’altra lingua… offerte di fumo possono scambiarsi per minaccie di morte, infanti divengono pietre ed il numero quattro si trasforma in un ebreo. Una paura cieca di essere ancora riconosciuto lo attanaglia, tanto da starsene col volto chino e seminascosto come se fosse divenuto una donna islamica… fino a quando non trova il modo di cambiarsi d’abito.

L’albergo dove Satiro e compagni erano ospiti viene lasciato in fretta, al Satiro sembra di capire che la fretta è dovuta alla partenza di una carovana ed alla necessità di seguirla: cosa plausibile e comoda -perchè tutt’intorno è pieno di turisti- ma comunque si domanda come mai non fosse informato della cosa.
La fuga però dura pochi attimi ‘chè il gruppo si ferma in un negozio di tappeti dov’è pronto un banchetto bastante anche per loro -come mai?-; lì sono raggiunti da una telefonata dell’albergo perchè, pare, il compagno del Satiro non aveva restituito le chiavi: il tempo passa, la carovana è perduta. Finalmente si lascia il Bazar quando il Satiro pone al mercante una domanda che suona alle orecchie di quello come una formula magica a cui non può che rispondere affermativamente: -Trovi che il mio amico sia un uomo furtunato perchè ha acquistato da te quel tappeto?-
Il viaggio riprende e, anche se il Satiro ci farà caso più tardi, compaiono nelle tasche di Muassif le sigarette spagnole Fortuna quando invece aveva sempre fumato Marlboro. Sulla strada s’imbatte in un piccolo villaggio in festa, nella fiera c’erano autoscontro, fucili ad aria compressa e ruota panoramica: neppure un turista.
Il Satiro si stupisce di come potevano permettersi tanto in un luogo così povero, il suo compagno non si preoccupa affatto della cosa, Muassif finge di non capire la domanda. Poco più tardi, in un altro piccolo centro, il Satiro si imbatte in un dottore: il dottore, inteso come laureato o dottore di ricerca, si riconosce dal vestito. Il Satiro ne aveva già incontrato uno prima di partire, nel negozio di Muassif, e sa che, essendo lui stesso un dottore, può contare su una certa benevolenza da parte di questi che, nel suo Marocco magico, fanno le veci delle gilde dei maghi. Gli offre un passaggio e con l’occasione racconta tratti diversi della sua vita con l’intenzione di apparire qualcun’altro: per il Satiro questo gesto è una magia che lo libera di quasi tutto il peso delle sue paure. Alle porte del deserto il Satiro cede il suo posto in macchina ad alcuni viandanti mentre prosegue il cammino a piedi con un ebreo: il Satiro lo intende come quarto compagno di viaggio e si sente sollevato dal segno.

Il sentiero termina in una casa di accoglienza per viandanti che lentamente si riempie: al Satiro sembra che tutti gli avventori siano viaggiatori incontrati lungo la strada, gioisce della cosa ma ancor di più si stupisce di come sia possibile; ancora una volta Muassif non dà alcun genere di risposta. Infine, prima di lasciarsi andare ai suoni della festa che immancabilmente s’era andata creando, tenta ancora la fortuna per assistere ad un ennesimo piccolo scambio ‘chè, pur sembrandolgi d’averne visti tanti, non era sicuro che ve ne fosse stato alcuno: lascia in un punto ben preciso il suo pacchetto con 3 Camel e poco dopo vi ritrova, esattamente lì, un pacchetto con 5 Glaoises.

Sicuro d’aver intuito un altro particolare gioco degli abitanti del Marocco vi si lascia conivolgere durante la festa fino a quando non si ritrova in possesso di due piccoli semi: ne assaggia uno, l’altro lo mangia Muassif.
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