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Pescare è un’attività che richiede esperienza e conoscenze. Conoscenza di luoghi pescosi, conoscenza di pesci e delle loro abitudini; c’è da conoscere le esche più adatte a ciascun pesce e le strategie per interessarlo all’esca. Poi c’è da imparare a lanciare la lenza ed a sentire il pesce che mangia l’esca, ma non è ancora preso all’amo. Infine non si deve aver paura di sporcarsi le mani, anzi si deve avere familiarità con tutti gli orribili generi di larve e vermiciattoli che i pesci trovano tanto ghiotti.
Eppure tutto questo non basta.
L’arte della pesca è prima d’ogni altra cosa la capacità di superare la frustrazione: se nessun pesce vuole abboccare non c’è proprio nulla da fare.

La lentezza è un argomento che molto mi sta a cuore negli ultimi tempi e che, per forza di cose, si ripopone in molte sfaccettature della vita; pochi post mostrano quanto sia lento il cammino di questo nuovo viaggio. Si può imparare la lentezza: perchè non è possibile non avere sentimenti di invidia o di stima o almeno di simpatica empatia verso quel vecchietto, la cui casa s’affaccia su una lingua d’asfalto fra sperdute campagne, e lui passa intere giornate mirando lo scorrere del tempo e salutando placidamente ognuna delle poche macchine che si trovano a passare.
Come nella pesca, quello che rende ostico l’apprendimento è la scarsità di risultati. E per imparare ad apprendere qualcosa che regala scarsi risultati c’è bisogno di conoscere la lentezza. Se non fosse la vita, sarebbe un circolo vizioso.

Ho trovato la mia scuola di lentezza in un travolgente universo colorato. Lì, per quanto si possa esser preparati, l’unica vera scuola è la pratica e… ahimè… è sempre una dura lezione dover imparare dai propri errori.

Deja-vu e premonizioni

La magia è una cosa seria, ben più vecchia della scienza, come la religione di cui è più o meno coetanea, non mostra lo stesso rigore della loro sorella minore. Eppure, come accade nella teologia, evitando quegli innegabili paradossi, si può ottenere qualche aggiuntivo granello di conoscenza; sebbene le mie riflessioni si siano affinate, già in passato avevo toccato tale argomento: da allora ho concluso la mia prima cerca e, come racconta il lupo mannaro, compagno di molti viaggi, ho imparato a leggere i segni.

Usciamo per strada con l’idea di andare ad un peep show giapponese. Il Satiro mi cammina accanto con un’aria scura e meditabonda.
«Che ti frulla in testa? Non sei contento?»
«Varie cose» dice lui «e poi ormai la serata è finita. Tutti i segni indicano che non c’è nessun peep show in questo viaggio.»
Lo guardo un po’ con perplessità.
Il Satiro però è un satiro ed i satiri sanno leggere i segni: la serata finisce davanti ad una saracinesca chiusa.

La chiaroveggenza, però, non si basa solo sulla lettura dei segni: infatti non v’è veggente che non abbia visioni.

Era ancora giovane l’amore tra il Satiro e la Ninfa ed erano ancora le loro prime fughe in quello spazio privato che andavono costruendosi: una casa in paese dove si dedicavano esclusivamente l’uno all’altra senza alcun pensiero od influenza dal mondo intero. C’era l’amore, quello fisico, e c’era tempo per alro, c’erano giochi e sfide, c’era vino sorseggiato nei calici e c’erano discorsi e fantasie fra volute di fumo. Accade spegnendo una cicca, nella ripetizione del gesto, che qualcosa dall’odore di lontano ricordo riaffiora alla mente del Satiro.
Eppure non poteva essere un ricordo ‘chè lui domanda a lei: «E’ la prima volta che fumiamo qui, insieme, vero?»
«Perchè, a cosa stai pensando?»
«Mi è apparso come un ricordo, fugace, di noi due che riordiniamo prima di andar via e ci domandiamo se abbiamo già svuotato il posacenere… ma non può essere successo… anche perchè… l’atmosfera era incredibilmente triste…»
«Come di un litigio…come se ci stessimo lasciando… l’ho visto anch’io»
Poi, come tanti altri, questo evento fu messo da parte perchè la vita continuasse: era stata una visione ed il Satiro si abituò ad averne di sporadiche, ma è troppo difficile tenere a mente cose fuggenti quanto i sogni.
Quella visione si avverò tempo dopo: avevano visto la partenza della Ninfa.
Per salutarsi non potevano che andare un’ultima volta in quella casa in paese dove avrebbero avuto tutto il tempo necessario ad affrontare una scelta tanto dolorosa. Si accorsero che quello che ora era un ricordo si sovrapponeva al presente contemoraneamente, nell’atto ripetitivo di spegnere una nuova cicca.
«…Siamo in quel momento»
«…Si…»
Ma non si dissero molto altro perchè l’atmosfera era insopportabilmente triste.

Poi pochi giorni fa chiacchiero col lupo mannaro, mentre un bambino salta urlante sui divani di casa sua agitando ossessivamente un lungo cuscino, e qualcosa mi colpisce come un fulmine a ciel sereno… Ho come la sensazione del ricordo di quel momento: magari un deja-vu, oppure una antica visione, ormai dimenticata, che si andava realizzando.

Altruismo e Coraggio

Per affrontare un nuovo viaggio, occorrono nuovi compari: ecco che all’orizzonte del Satiro compaiono i clown Cucusettete; colorati e festanti maneggiano la magia in maniera così spontanea da incantare spesso anche il Satiro. In men che non si dica il Satiro gli si presenta con il suo nome fatato e viene assoldato alla loro causa.

I Cucusettete sono corrieri… Cosa o Chi portino, non è dato sapere a terzi, conoscere il Dove è sufficiente perchè un brivido corra lungo la schiena: ogni giorno, che piova o sia bel tempo, due o più di loro, visitano i reparti pediatrici dell’ospedale. Ieri era la prima volta del Satiro.

Sono spesso temibili ed orrende le Chimere le popolano gli ospedali, generate da incubi di malattie e sofferenze, da nostalgie e privazioni si cibano di ogni granello di speranza trovano: ne sottraggono a chiunque, siano essi ammalati o loro parenti, medici o infermieri, fin’anco ai cuochi agli inservienti o a chiunque passi di li per caso!

Il Satiro s’era scelto una bella compagna, tanto esperta quanto bella, poi aveva scelto con cura il suo abito, perchè lo protegesse dagli strali nemici: il suo abito magico aveva già visto tante città, aveva visto l’Asia e l’Africa, aveva girato in lungo e largo per l’Europa… alcuni lo avrebbero potuto scambiare per un semplice pigiama colorato!

Provano ad attacarmi, le Chimere! Spaventato chiudo gli occhi, metre la mia compagna mi difende rispondendo colpo su colpo; quando vedo le prime, a terra, sconfitte, prendo coraggio ed anch’io oso sferrare qualche colpo. I Cuccusettete, sono tutt’altro che sprovveduti e lì dove mi aspetterei agguati trovo invece amici intenti a vigilare…

Ci sono bimbi di tutte le età che aspettano l’arrivo dei pagliacci. Il Satiro, ancora troppo spaventato per andarsene in giro spavaldo, sembra quasi tenga per mano la gonnella della sua amica, la quale premurosamente si preoccupa tanto dei bimbi quanto del suo allievo: gioca coi primi, introduce il secondo.

Saranno i guardiani alle porte, o le visite giornaliere dei Clown, o i disegni suoi muri e sul soffitto; sarà che i bambini, anche quando sono un po’ rotti difficilmente perdono la voglia di giocare, ma qui di Chimere poderose non se ne vedono: basta un cappello ed un cerchio per far ridere un biondo marmocchio.

Ci sono bambini veramente piccoli che solo possono distinguere la mamma (e forse il papà) dal resto del mondo. Alcuni si incantano a guardare cose colorate, altri stanno belli cicciotti: le mamme sono piuttosto orgogliose di mostrarli; così mentre la sua amica è intenta a giocare con un Marcantonio in miniatura, il Satiro s’accorge d’una bimba che sbircia attraverso la porta le due figure colorate. E’ la prima femminuccia che il Satiro incontra e… non può resistere

Siamo presto findanzati, anche se l’anello che ho per lei è un tantino troppo grande: forse potrebbe usarlo come HulaHoop! Le mostro il criceto che ho al posto della mano destra, Uncino ha uncino, io un castoro… Avevo detto scoiattolo? Vabbè, si traveste! Ed ancora trasformo un fazzoletto in una stellina. Lei ride, o meglio sorride, mentre si domanda come sia potuta succedere questa cosa strana innanzi ai suoi occhi. Vorrei farle vedere la Magia, ma l’attimo mi sfugge: ciononostante è il mio primo duello quello che ho appena vinto.

Gli occhi della mamma esprimono sollievo ‘chè “ci voleva proprio una bella rista dopo due giorni così bui” e rivolta alla bambina le insegna:

Vedi che la magia esiste?!

Per essere la sua prima volta, il Satiro può tornare a casa soddisfatto.

La serata inizia con una visita all’ipermercato qualche minuto prima chiuda per l’acquisto di bevande alcooliche; qualche discussione sulle preferenze del giorno, ma alla fine son sempre alcuni litri di vino od un paio di bottiglie di Brandy. Poi beviamo con calma, spesso in macchina, chiacchierando, aspettando che la sera si faccia tarda ed i locali abiutuali si riempino.

La Zenith mi affascina. E’ l’unica presenza che emetta suoni vitali in quelle ore notturne, fra aule e studi ed uffici deserti: un gruppetto sulla porta, poi si scendono le scale; dai bagni fino al bar, la densità di gente inizia ad aumentare. Mi separo dagli amici, ognuno se ne va fra il bar e la sala concerti ad incontrare chi conosce: dopo qualche minuto siamo di nuovo insieme ad ordinare da bere. Non abbiamo più molto da dire, nè tanta voglia di parlare, mentre accanto a noi, o proprio a noi, accadono fatti: sempre un po’ ubriachi questi ci scivolano addosso.

C’è qualche bella donna, ce ne sono moltissime che vorrebbero esserlo, alcune sono in caccia di sesso, altre in cerca d’un marito, altre ancora sono lì solo per ballare. Ci sono ragazzini imbranati e borgatari da mezza tacca, frikkettoni e metallari, figli di papà col portafogli gonfio: in concetrazioni diverse, dipendentemente dalla serata. C’è molto fumo nell’aria, ci sono scaffali con libri che nessuno ha mai aperto, c’è un manichino di donna. C’è voglia di sregolatezza: alcuni credono che sia divertimento… Di certo c’è il volume della musica alto.

Amo starmene ad osservare con un bicchiere in mano, mentre tutto ciò che è intorno a me mi coccola amorevolmente. Eppure il tempo speso ad ubriacarsi è tempo rubato al giorno dopo, quando ci si sveglia troppo tardi, con la testa che ancora gira e la giornata e spesa per tornare in forma.

Che il deserto fosse l’ultima meta del suo viaggio spirituale, il Satiro già lo sapeva; che tutti i demoni che s’erano provati a sbarrargli il passo durante l’andata si sarebbero posti come un muro sulla via del ritorno, questo non poteva aspettarselo. Il Satiro si trova presto intrappolato nella magia dei luoghi senza poter trovare alcuna via di fuga. La babele di lingue con cui comunica con gli altri arabi sembra divenire un linguaggio globale: ascolta una incredibile trasmissione radiofonica in cui due parole consecutive non sono nella stessa lingua; intuisce folli radiogiornali in cui vengono avvistati bambini armati di spade laser… Muassif semplicemente commenta: è il Sahara.

Il compagno di viaggio del Satiro, vedendolo sperduto in un mondo che non riesce a vedere, decide per una pura e semplice fuga verso Agadir: un viaggio di oltre dodici ore. Una strada che sembra fare avanti ed indietro fra le montage come in un labirinto; in questo labirinto il Satiro lentamente perde la calma verso il suo compagno e quello che rimane della sua fiducia verso Muassif. La notte è ancora insonne per il Satiro che, decide, per tornare a casa deve affrontare il più terribile fra i suoi demoni: quella mattina Muassif è la rappresentazione fisica di quel demone. La scena è efferata, il Satiro sente il cuore come tamburi di guerra e suoi arti esplodere in luminose schegge di dolore: gli occhi che guardano la stanza e la mente che vede la magia in quel momento si sovrappongono risolvendo la situazione. Qualche istante dopo il Satiro ed il suo compagno sono alla macchina: Muassif non è più con loro.

Il Satiro si affida completamente al suo compagno, rimane sperduto in conti di tocchi e di persone, in blocchi stradali e segnali segreti, in parole in codice e sigarette da fumare lentamente perchè durino un intero ciclo di tocchi… Immagina che il suo compagno veda tutto ciò che vede lui e che lo neghi solo per tranquillizzarlo. La fuga dura due giorni e due notti: la mattina del terzo giorno i due possono tornare a casa.

marocco18Che in una favola i semi siano tutt’altro che innocui lo si sa sin da bambini! Il Satiro passa una notte terribile completamente avvolto da dolori e paure; urla, si spoglia, e perde la sua identità, si contorce fra gli spasmi, esce di casa e vi rientra, sveglia chi dorme con lui, prega di non morire… poi sopraggiunge l’alba e poco alla volta il Satiro riacquista coscenza. Vede il posacenere zeppo di sabbia del deserto e ricorda le gioie sregolate della sera: immagina una similitudine fra questi e l’oro delle fate che, il mattino dopo, è mutato in foglie secche.

I giovani arabi che vivono la casa accolgono il Satiro come un fratello e da marocco19arabo questo si comporta: si mette a disposizione per i lavori della giornata, va far la spesa in città, aiuta la gestione della piccola agenzia di viaggi. Avrebbe da imparare tantissimo ma la fatica del viaggio si assomma a quella dell’ultima notte e dopo un lauto pranzo il Satiro vorrebbe solo riposare. Eppure questo semplice desiderio non è facile da realizzare: il compagno del Satiro proprio non riesce a starsene tranquillo e continuamente domanda se forse non si vorrebbe fare questo o quello impedendo al Satiro di rilassarsi. Infatti, quando nel tardo pomeriggio si riparte per il deserto, questo vede nemici sia in Muassif che nell’altro giovane arabo che li guida fra le dune… forse dubita persino del suo compagno. marocco20 Eppure proprio il compagno del Satiro in quella situazione tiene incollata la compagnia, impedisce al Satiro di crollare, gli regala un amuleto ed un nome; tutti insieme piantano la tenda per la notte. Quei momenti sono pieni di stelle ed un piccolo falò scalda i quattro pellegrini: si chiacchiera un po’, ci si scambia insegnamenti. Il Satiro come sempre è pieno di domande e Muassif soddisfa le sue curiosità sull’ospitalità marocchina; quando poi il Satiro s’interroga sul deserto Muassif semplicemente lo invita a visitarlo, ad andare in cerca dei cammelli che, intanto, s’erano allontanati. Dal canto suo il Satiro racconta della sua professione ed intuisce, superficialmente, la stima ed il rispetto che ciascuno ha nei confronti dei dottori; sia Muassif, sia l’altro giovane arabo sono impressionati dal fatto che il Satiro insegni a classi di cento persone ed, allo stesso tempo, si sentono onorati che in quel momento il Satiro parli a loro esclusivo vantaggio: se ogni per ogni favore se ne può chiedere un’altro in cambio allora il Satiro è più ricco d’ogni pasha!

marocco21Poi viene il tempo del sonno ma come accade da prima che il viaggio inzi, la notte è quasi del tutto insonne per il Satiro che, poco prima dell’alba, è nuovamente aggredito da mille dubbi: il deserto, però, lo ha tanto corroborato da fargli liquidare le sue paure con un semplice Io so chi sono. Anche Muassif si sveglia e lungamente discorre col Satiro, gli racconta delle sue esperienze colle donne e col deserto, gli chiede della famiglia; si complimenta col Satiro per molte delle sue abilità ma gli rimprovera di comportarsi come un bambino quando presta troppa attenzione ai segni… eppure Muassif non avrebbe dovuto sapere dei segni che il Satiro vede… eppure Muassif è visibilmente colpito da molti disegni che compaiono in Peter Pan, sembra riconosca TicTac e i bimbi sperduti e, sembra, li trovi così interessanti da mostrarli all’altro arabo… La colazione, quel mattino, ha un gusto tutto speciale. Muassif mescola il the fra i bicchieri e la teiera innumerevoli volte: come si può non vedere un segno del genere? Sebbene diversa in ogni luogo esiste sempre una cerimonia del the: non era affatto così che fino a quel momento il Satiro l’aveva vista in Marocco! Specie se lo stesso Muassif asserisce di sapere esattamente cosa sta andando a combinare.

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Finalmente, dopo giorni di attesa, il deserto si apre sullo sguardo del Satiro. marocco24 La natura lo abbraccia possente. In una lunga e solitaria passeggiata il Satiro osserva le piante, gli animali che le mangiano, gli escrementi di questi che rendono fertile il terreno. Piccoli insetti, piccoli semi, l’acqua che impasta la sabbia, qualche falò passato, tracce di animali… il ciclo della vita gli appare tutt’insieme, immenso ed immensamente fragile: al Satiro sembra quasi di poter toccare ogni piccolo segreto del corpo di Madre Natura. Teme per ogni mozzicone di sigaretta che i compagni vorrebbero abbandonare, si strugge al pensiero di quanto la contraccezione sia innaturale. E’ la fine del viaggio: da qui in poi c’è solo il delirio.
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Marrakesh Express -parte 3-

L’ultimo tratto di strada prima del deserto è per il Satiro il più difficile perchè tutta la realtà gli balla intorno, solida come gelatina: molte lingue s’intrecciano, tante che non gli è mai chiaro se ciò che intende sia un suono di un’altra lingua… offerte di fumo possono scambiarsi per minaccie di morte, infanti divengono pietre ed il numero quattro si trasforma in un ebreo. Una paura cieca di essere ancora riconosciuto lo attanaglia, tanto da starsene col volto chino e seminascosto come se fosse divenuto una donna islamica… fino a quando non trova il modo di cambiarsi d’abito.
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L’albergo dove Satiro e compagni erano ospiti viene lasciato in fretta, al Satiro sembra di capire che la fretta è dovuta alla partenza di una carovana ed alla necessità di seguirla: cosa plausibile e comoda -perchè tutt’intorno è pieno di turisti- ma comunque si domanda come mai non fosse informato della cosa. marocco14 La fuga però dura pochi attimi ‘chè il gruppo si ferma in un negozio di tappeti dov’è pronto un banchetto bastante anche per loro -come mai?-; lì sono raggiunti da una telefonata dell’albergo perchè, pare, il compagno del Satiro non aveva restituito le chiavi: il tempo passa, la carovana è perduta. Finalmente si lascia il Bazar quando il Satiro pone al mercante una domanda che suona alle orecchie di quello come una formula magica a cui non può che rispondere affermativamente: -Trovi che il mio amico sia un uomo furtunato perchè ha acquistato da te quel tappeto?-

Il viaggio riprende e, anche se il Satiro ci farà caso più tardi, compaiono nelle tasche di Muassif le sigarette spagnole Fortuna quando invece aveva sempre fumato Marlboro. Sulla strada s’imbatte in un piccolo villaggio in festa, nella fiera c’erano autoscontro, fucili ad aria compressa e ruota panoramica: neppure un turista. marocco15 Il Satiro si stupisce di come potevano permettersi tanto in un luogo così povero, il suo compagno non si preoccupa affatto della cosa, Muassif finge di non capire la domanda.  Poco più tardi, in un altro piccolo centro, il Satiro si imbatte in un dottore: il dottore, inteso come laureato o dottore di ricerca, si riconosce dal vestito. Il Satiro ne aveva già incontrato uno prima di partire, nel negozio di Muassif, e sa che, essendo lui stesso un dottore, può contare su una certa benevolenza da parte di questi che, nel suo Marocco magico, fanno le veci delle gilde dei maghi. Gli offre un passaggio e con l’occasione racconta tratti diversi della sua vita con l’intenzione di apparire qualcun’altro: per il Satiro questo gesto è una magia che lo libera di quasi tutto il peso delle sue paure. Alle porte del deserto il Satiro cede il suo posto in macchina ad alcuni viandanti mentre prosegue il cammino a piedi con un ebreo: il Satiro lo intende come quarto compagno di viaggio e si sente sollevato dal segno.

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Il sentiero termina in una casa di accoglienza per viandanti che lentamente si riempie: al Satiro sembra che tutti gli avventori siano viaggiatori incontrati lungo la strada, gioisce della cosa ma ancor di più si stupisce di come sia possibile; ancora una volta Muassif non dà alcun genere di risposta. Infine, prima di lasciarsi andare ai suoni della festa che immancabilmente s’era andata creando, tenta ancora la fortuna per assistere ad un ennesimo piccolo scambio ‘chè, pur sembrandolgi d’averne visti tanti, non era sicuro che ve ne fosse stato alcuno: lascia in un punto ben preciso il suo pacchetto con 3 Camel e poco dopo vi ritrova, esattamente lì, un pacchetto con 5 Glaoises.

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Sicuro d’aver intuito un altro particolare gioco degli abitanti del Marocco vi si lascia conivolgere durante la festa fino a quando non si ritrova in possesso di due piccoli semi: ne assaggia uno, l’altro lo mangia Muassif.

Marrakesh Express -parte 2-

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Il Satiro lascia Marrakesh dopo due giorni, sul sedile posteriore della sua macchina a noleggio: ha una sigaretta in bocca ed in quel momento si sente un pasha. Ha l’impressione di essere a capo di una lunghissima carovana che con lui abbandona la capitale: pullman turistici e di linea, taxi e pulmini, mezzi pesanti per il lavoro stradale… E’ solo in una lontana parte della sua mente che si domanda se lui non sia il protagonista di un qualche genere di Truman Show e tutta quella gente operatori e comparse. marocco11 Il compagno di viaggio del Satiro guida l’auto: fa parte della stessa famiglia del Satiro, qualche quarto di sangue comune, forse era stato un eshu ma ormai è dimentico della magia; di tutto quanto accade col Satiro condivide poco perchè in cerca di qualcosa di diverso. Mentre la cinta muraria di Marrakkesh è alle loro spalle commenta: -Non abbiamo fatto in tempo a visitare nulla-, il Satiro replica: -Non c’era nient’altro da vedere.-

Ait Benaddu è il cuore del Marocco: incredibilmente, pur essendo divenuto un luogo turistico, scenario di molti film, patrimonio dell’umanità, la magia dell’antica Kasba è ancora intatta. marocco8 Il trucco per riuscire nell’intento è tanto semplice quanto efficace: da tenere segreto. All’interno della Kasba si snodano le piccole vie che raccordano il Suk, ancora una volta il Satiro spende tempo all’interno, gli vengono mostrati i negozi di artigiani e come questi svolgono il loro lavoro: conosce pittori e scultori, intagliatori del legno e tessitori di tappeti. Conosce un nuovo mercante e nel suo Bazar combina uno scambio portandosi a casa un pugnale Tuareg. Il fascino del posto, però, è il panorama. Dall’alto dell’antica città si domina una larga valle, l’arancione della terra si mescola a quello delle case ed al tramonto tutto viene infiammato dal sole; un fiume, poco più d’un rigagnolo, porta acqua alla vegetazione tenace e di lontano si scorgono gli scempi edilizi. Dopo le montagne che chiudono la vista c’è il Sahara. marocco10 Anche qui la vita pubblica e quella privata sono completamente separate; il Satiro ancora di più si mescola ai marocchini. Spende una serata in totale tranquillità nella casa dove è ospitato, fuma e sorseggia una bevanda che vorrebbero spacciargli per thè ma è ponch gaelico -miele, acqua calda e wiskey- spende qualche parola con i suoi ospiti, coglie frammenti di discorsi sul loro senso del rispetto. In più comincia ad eccellere nel loro gioco preferito, il gioco del travestimento; da mane a sera, ogni volta che si cambia attività ci si cambia d’abito. In maniera profonda, si cambia lo stile di vestiario, ci cala un cappello o un turbante in modo da essere irriconoscibili: l’abito è ciò che farà il monaco. Incredibilmente il Satiro ha tutto il necessario per combinare trasformazioni su trasformazioni, dalle tuniche da arabo ai vestiti militari, poi jeans e magliette o giacche e pantaloni eleganti; naturalmente il suo abito magico che lì ha il potere di trasfigurargli il volto.

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Antiche paranoie possono risalire a galla in nuovi scenari creando situazioni incredibilmente complesse agli occhi di chi guarda:  più le prime aumentano, più il sogetto vede dettagli insignificanti e questi, scambiati per segni, alimentano quelle… Il primo sogno del viaggio è un pessimo asupicio: il Satiro incontra ignoti tedeschi a Tokio, durante un congresso internazionale, li segue fra la gente, chiacchierano assieme; poi, in quell’attimo in cui nessuno guarda, tentano di assassinarlo. Infatti, sebbene vi siano ragionevoli giustificazioni, il Satiro troppo frequantemente è riconosciuto da sconosciuti: che siano amici di Muassif avvertiti della presenza di nuovi ospiti, che loro stessi lo abbiano già incontrato, magari quando entrambi erano in altra veste -o altra forma-. Eppure i segni sembrano superare la logica quando qualcuno lo riconosce e non semplicemente come viaggiatore amico di Muassif. Accade in modo inequivocabilmente magico perchè è un oggetto che riteneva innocuo a tradirlo: un libro, un libro per bambini pieno di immagini. Il Satiro è associato ad un capretta disegnata sulla copertina del Peter Pan che portava con sé nella borsa.

Marrakesh Express -parte 1-

Satiro Mercante

Alle volte si fallisce una prova. Alle volte la prova è qualcosa di fisico ben piantanta sulla strada che vorremmo percorrere e fallirla vuol dire dover cambiare strada; questo è grave quando si cammina sul sentiero d’argento perchè significa abbandonarlo. Alle volte la prova è un obbiettivo da raggiungere e fallire significa solo non avere ciò che si desiderava… in questo caso resta solo da capire perchè le forze non erano sufficienti ma alle volte sopportarne l’onta è un peso tutt’altro che lieve. Naturalmente tutta la realtà capita in mezzo a questi due semplicistici casi, prendendo a iosa da uno e dall’altro. Questa è la storia dell’ultimo viaggio del Satiro.

Nuovamente il Satiro cerca fra le mille ed una notte, nuovamente il Satiro torna a visitare il deserto, per la prima volta il Satiro s’appressa all’Africa. marocco2 La destinazione del viaggio sembra semplicisticamente turistica, eppure l’apparenza inganna… Perchè il Marocco, come Amsterdam, è il Paese dei Balocchi. Ovviamente sono presenti signorine disponibili ed altrettanto ovviamente il Satiro spende del tempo a corteggiarne una dalla pelle candida e dai baci carichi di una tenerezza che troppo spesso non le era chiesta. Ovviamente la similitudine fra i due paesi dei balocchi non si conclude con questo primo esempio.

marocco3Durante lunghe passeggiate nel Suk di Marrakesh il Satiro trova il bazar che cercava, pieno di tutto, con un retro perfetto per studiare ed apprezzare la mercanzia, fumare, sorseggiare the… perfetto, insomma, per trattare affari da arabo.  Questo genere di affari prende molto tempo, tanto che per concludere il primo, il Satiro torna nello stesso posto tre volte, propone un secondo affare, prende appuntamento per incontrare un Dottore, passa la notte della viglia in allegra compagnia e, non plus ultra, trova nel mercante, Muassif, la sua guida per il resto del viaggio. marocco4 L’altra faccia della città, quella opposta alla vita pubblica, è rappresentata dal Riad dove il Satiro alloggia; non solo il riad ma l’intero complesso di viuzze, con tanto di moschea e cinta murarie: una sola porta permette di entrare nella microcittà. L’intera famiglia allargata accoglie lui ed il suo compagno di viaggio: un uomo di mezza età proprio all’inizio dei vicoli tutto guarda e controlla, un anziano signore, il capofamiglia, lavora in un negozio appartato, le donne, trattate dal Satiro con reverenziale indifferenza, impegnate nei lavori di casa, i bambini gironzolano, vanno a scuola; alcuni giovani, dal basso profilo ma dall’apparenza vagamente pericolosa, separano la zona commerciale da quella dove le loro famiglie dimorano. marocco5 Fra tutti il Satiro conosce Alì che in qualche modo sarà il suo personale servitore, quasi il genio della lampada, umile, fedele, ed impeccabile; discreto nel chiacchierare, ineccepibbile nel soddisfare le richieste… concedere al Satiro i suoi servigi è stato, per quest’ultimo, un Onore.

Una notte Unseelie -reprise-

Stavolta non sono oscuri patti ad impormi il silenzio, ma una più acuta percezione delle cose, l’impressione che solo gli enigmi possano mostrare, almeno come una sagoma, il senso dell’intera storia.

Accettare la propria natura ed esprimere i propri desideri sono due problemi strettamente connessi fra loro, eppure tanto lontani si immagina siano che difficilmente, fin’anco i saggi ed i folli, sanno dare risposte coerenti. Capita, ripensando dialoghi od azioni, che non ci sia logica in ciò che si è detto o fatto, che non ci sia spazio se non per un qualche genere di tranello: principalmente ai danni di se stessi. Si cerca d’ingannarsi per non dare ascolto alle proprie pulsioni, come se queste non avessero già il potere d’insinuarsi in ogni singolo gesto. A nulla porta riproporre a terzi le considerazioni che il pensiero, aiutato dal vino, mi porge: tutti, dal primo all’ultimo, preferiranno far promesse e financo giurare sul loro inganno piuttosto che palesare i propri desideri. Mancando i secondi, infrangendo i primi.

E’ evidente che nessuno gradisca lo si prenda in giro o gli si menta: più difficile è evitare che questo accada, specie se si è così desiderosi di ricevere una tal risposta da chiudere gli occhi e limitarsi a sentire ciò che si vuol sentire. Spesso accade a chi s’innamora d’uno sguardo, d’un gesto, o d’una curva; invece di accettare la propria bestialità che vede l’altra creatura come madre dei suoi figli, insiste nell’immaginarla come compagna per la vita: come ogni altra truffa, neppure le menzogne esisterebbero se non ci fosse chi crede siano un buon affare.

E’ una notte unseelie quella in cui decido di affidarmi all’istinto, istinto non già intuito,  e di affrontare le conseguenze solo quando arriveranno… se saranno poi così tanto ingestibili: è un rituale quello che si va a compiere quella notte, con tanto di consenziente vittima sacrificale. La prima esperienza del nuovo viaggio fuori dal sentiero.

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